Asia fai da te? Ahi, ahi, ahi!

3 settimane, 8 voli, 7 barche, 6 libri, 5 hotel, 4 lingue, 3 monete.

Eccovi il resoconto del viaggione in Asia del vostro blog preferito (nevvero?), che spesso e volentieri applica i concetti di low cost e fai da te non solo agli abiti che ritocca e/o confeziona.

Ready?


1º tappa: SHANGHAI

 

Coi i suoi 20.000.000 di abitanti, è una delle città più popolate del mondo.

A noi hanno colpito i suoi contrasti: maxi grattacieli ed apple store accanto a viuzze intricate brulicanti di piccoli commerci, e frenesia metropolitana immersa in un delirio di gente, colori e odori (e che odori)

TOP 5

* People Square: il cuore pulsante di Shanghai. Momenti di aggregazione sotto le insegne multicolor di Nanjing Road con improvvisazioni di lezioni di aerobica. Rappers e nonni, skaters e barboni. Scatarramento libero ad ogni ora.

* Yu Yu Garden: risalenti al 1550, deludono chi è in cerca di spiritualità. Il primo Buddah lo si scorge solo dopo il terzo Subway. Da non perdere una passeggiata per i giardini zen con i loro fiumi e laghetti.

* Bund: il nucleo della Shanghai coloniale, il quartiere è noto come la Parigi d’Oriente (per motivi che a noi sfuggono). Una distesa di grattacieli si alternano ad edifici storici per raccontare la storia degli ultimi cent’anni di Shanghai, mischiando stili architettonici in modo totalmente random.

* Pudong: il quartiere finanziario di Shanghai,  si affaccia sul fiume Huangpu. E’ un susseguirsi di grattacieli e splendidi edifici da record, una sorta di Manhattan cinese. Tra i simboli dello skyline, la Oriental Pearl TV Tower a forma di liuto con cinque sfere, e soprattutto la Torre Jin Mao: un’ enorme pagoda composta da 8 piani (numero fortunato per i cinesi, mentre il 4 mena sfiga) che con i suoi 420 metri è il quarto edificio più alto del mondo.

* Concessione francese: per prendervi un respiro dalla scorpacciata di smog e grattacieli, nulla di meglio che perdersi nei vicoli del quartiere più antico, con le sue gallerie d’arte e caffè decadenti.

DOs&DONTs

🙂 Raggiungere Shanghai con il treno Maglev, il primo del mondo a levitazione magnetica. Inzomma, non appoggia sulle rotaie, e collega l’aeroporto con il centro in meno di 8 minuti, viaggiando a 430 km/h. Trenitalia docet.

🙂 Immortalare coppie di giovani sposi nei loro colori sgargianti sul ponte vista pantegana, per quadretti di romanticismi urbani d’altri tempi.

🙂 Fare affaroni nella capitale mondiale del fake, che conta almeno 5 mercati in diverse zone della città: the best of taroc.

😦 Convincere i cinesi che la musica latino-americana fa cagare. Battaglia persa in partenza.

😦 Badare ai semafori. I cinesi al volante non hanno nulla da invidiare agli autisti di Marrakesh.

😦 Comunicare. Nessuno parla inglese. E per ordinare al ristorante, consigliamo di indicare i disegni dei piatti che appaiono sul menu, ricordandovi di non fidarvi minimamente dei disegni che appaiono sul menu.


2º tappa: HONG KONG 

La città che più ci è piaciuta in assoluto.

Costruita in verticale, è fatiscente con le sue architetture traballanti, gli edifici esagerati,  ed un mood frenetico e sfacciato. Figlia di molteplici colonizzazione, Hong Kong è un enorme post-sbornia fatto di luci, e non stupisce che abbia ispirato Blade Runner. Nonostante ciò, udite-udite, è immersa nel verde: oltre il 70% della città è rurale e ha ben 23 parchi protetti.

TOP 5

* The Peak: uno dei luoghi più emblematici della città, da raggiungere con un tram storico. Seguendo i cartelli che indicano la Circle Walk potrete vedere HK a 360º dall’alto.

* Penisola di Kowloon. Forse non tutti sanno che (noi nemmeno, prima di arrivarci e non capire dove cazzo stavamo) Hong Kong è composta da un’isola che si chiama Hong Kong, un’isola che si chiama Lantau e una penisola che si chiama Kowloon, dove vive la maggior parte della popolazione. Orbene, è quest’ultima la parte più interessante, che mischia quel viavai tipico delle città cinesi con contaminazioni occidentali, senza arrivare a quelle punte di sporcizia e disordine del resto della Cina continentale (leggasi 24h scaccolamento-party-people). A Kowloon si trova Nathan Road, ed è la cosa più delirante che abbia visto. Vi abbiamo pure pernottato con vista basura dal 14º piano (vedi sotto)

* Hollywood Road: la prima via costruita ad Hong Kong (correva l’anno 1814) vi catapulterà d’un tratto a San Francisco, con le sue stradine ripide e inclinate. Ma gli svarioni degli incensi sprigionati dal tempio Man No vi riporteranno alla realtà.

* Buddah Ngong Ping Village: potrete raggiungere l’isola di Lantau in funicolare e dall’alto scorgere il Buddah più grande del mondo che sovrasta la montagna.

* Aberdeen: ex villaggio di pescatori, è oggi la baia più chic di HK grazie al Jumbo, il ristorante galleggiante più grande e sontuoso del mondo, dove -si narra- cenarono celebrities del calibro di Tom Cruise e la Regina Elisabetta, e dove pisció Miss Fruhling in un attacco di incontinenza.

DOs&DONTs

🙂 Immortalare alla Martin Parr – fotografo da cui siamo leggermente ossessionati dopo la mostra di Barcellona– i turisti di fronte alla statua di Bruce Lee, inaugurata nel 2005.

🙂 Ma quale Hollywood, il must è posare le mani sulle impronte di vip orientali totalmente sconosciuti sul Viale delle Stelle.

🙂 Sfidare le vertigini optando per la funicolare trasparente con cui raggiungere il Buddhone. Vale la pena, soprattutto se non fate il tragitto ad occhi chiusi (come noi).

😦 Triturare tutti i piatti compresi nel menu del ristorante vegetariano del Ngong Ping Village. Ok, il costo totale è di 4 eurini, ma le frittelle di sesamo in particolare sono letali. Due minuti in bocca, due anni sui fianchi, dovrebbero scriverci sulla confezione, mannaggg.

😦 Chiedere menu e/o ingredienti alternativi. Contrariamente a Shanghai, qui la gente parla inglese ma concetti quali ‘no spicy – no fried’ non appartengono al vocabolario locale.


3º tappa: BANGKOK

Bangkok è esattamente come ce la immaginavamo: zozza, caotica, trafficata, nevrotica.

Secondo il turista.it, è una città che non accetta compromessi: la sia ama o la si odia, non esistono vie di mezzo. Noi l’abbiamo visitata in due round: la parte vecchia, subito dopo Hong Kong in piena insofferenza da noodles, e la parte nuova come ultimissima tappa del viaggio, dopo le spiaggione tailandesi.

Ma ancora non abbiamo capito se l’abbiamo amata o meno.

TOP 5

* Fiume Chao Praya, da percorrere in battello, scendere a caso per vedere cosa c’è, e non solo nell’inflazionatissima fermata del mercato gallegiante (Taling Chan)

* Centro storico: Palazzo Reale Rattanakosin, i templi di Wat Pho dove si trova il gigantesco Buddha sdraiato e il Wat Phra Kaew, il tempio del Buddha di Smeraldo.

* Templi: hanno il merito di averci fatto scoprire che il nostro livello di spiritualità è ancor più basso di quanto credessimo. Da segnarsi: Wat Chanasongkhram Ratchaworawiharn, Wat Ratchabophit, Wat Benchamabophit Dusitwanaram Ratchaworawihan e Wat Yannawa

* Casa di Jim Thompson: ricco commerciante di seta americano che negli anni ‘60 abbandonò famiglia e lavoro per smignottare in Tailandia. E già che c’era si fece pure costruire un complesso di case secondo la tradizione architettonica locale.

* Escursione a Ayutthaya, l’antica capitale della Thailandia. Si trova a un’ora e mezza da Bangkok, consigliamo di andarci in minivan da condividere con 10 persone (4 euro andata e ritorno) e lì noleggiare per un paio d’ore un tuk tuk (camioncino a tre ruote con autista) per farvi scarrozzare nei 9 siti che compongono questo affascinante complesso.

DOs&DONTs

🙂 Trovarsi in un posto affollato alle 18, quando risuona il canto in onore del re e tutti abbandonano durante un minuto qualsiasi attività stiano facendo per rimanere immobili in piedi. Il lunedì inoltre ci si veste sempre di giallo in suo onore.

🙂 Passeggiare per Kaosan Road, dominata da australiani ubriachi, musica tunza e bancarelle simil-hippy. Il peggio del trash di Ibiza in salsa agrodolce orientale.

😦 Divertirsi a Kaosan Road, dominata da australiani ubriachi, musica tunza e bancarelle simil-hippy. Se poi vi ritrovate a lanciarvi in un Gangnam Style di gruppo, è proprio giunta l’ora di andare in branda.

😦 Assistere a un incontro di Muai Thai. Si narra che sia una delle arti marziali più cruenti del mondo, e noi che non abbiamo dormito per due notti dopo le botte subíte da Jessica Alba in The Killer Inside Me, abbiamo ben pensato di bypassare.

🙂 / 😦 Un bel puttan tour per la zona moderna. Bar, saune, strippers e urla vi strapperanno un sorriso da lontano. Ma da vicino, vi renderete conto che si tratta di panzoni inglesi sessantenni in compagnia di minorenni locali. Il massimo dello squallore.


4º tappa: KRABI & Isole Tailandesi

Con base a Oanang Beach, ogni giorno abbiamo preso una barchetta per raggiungere le isole vicine.

Non siamo stati a Phi Phi, la celebre spiaggia del film di The Beach, sia perché Di Caprio tanto con noi non c’ha speranza che i biondi non ci piacciono, sia perché non avevamo abbastanza tempo per trascorrerci almeno due giorni (e farla in giornata a detta di tutti non vale la pena)

TOP 5

* West Raylay Beach e da lí raggiungere in canoa Phranang, eletta una delle 10 spiagge più belle del mondo.

* East Raylay, dove visitare la grotta Diamond Cave e mangiare noodles (tanto per cambiare) al Mangrove Restaurant, mecca degli hippies più fricchettoni.

* Tour delle Quattro Isole: Poda, Tub, Chicken e Pranang. Noi si affittò una barchetta con altri 7 turisti conosciuti in loco per 6 euro.

* Accendere un cero al tempio fallico di Pranang, che si prospetta un lungo inverno di magra.

* Mangiarsi un pescione alla griglia in un ristorante di Aonang: per meno di 6 euro darete tregua allo stomaco dopo settimane di noodles, pollo fritto e pai thai.

DOs&DONTs

A questo giro, solo un consiglio: quello di non imprecare contro gli improvvisi acquazzoni tropicali.

Ok, possono inzupparvi il libro della biblioteca, cogliervi impreparati durante una magnifica gita con australiani boni (leggasi: mutande con maialini alati), accartocciarvi il passaporto lasciato ingenuamente nello zaino… ma regalano giochi di colori davvero unici.

E su questo finale alla Harmony, vi diamo appuntamento al prossimo viaggio, prima di lasciarvi alle ultime dritte pratiche, nella speranza che questo (eterno) post vi sia piaciuto.

Colonna sonora: Pez, ‘Via da questa città’


* * *

Eat & Sleep & Shop

In Asia a quanto pare non esiste il concetto di ‘pasto’. Quando c’hai fame risucchi dei noodles fritti e chissene dell’ora.

Se vi piacciono spezie e piccante è il vostro posto. Noi si soffrì non poco.


Hotel economicissimi, tra i 12 euro della stanzona di Shanghai e i 16 euro dell’hotel di design House23 di Bangkok.

Menzione d’onore al Lucky Hostel di HK: letto incassato nelle pareti, finestrella Alcatraz e bagno ‘il colera ai tempi dell’amore’.


About shopping, soprattutto in Tailandia bisogna contrattare il prezzo.

Noi, che siamo muniti di dialettica ma scarseggiamo di pazienza, non ci lanciammo in grandi affari: e la discrezione non ci accompagnò nei pochi acquisti fatti, ahinoi un pelin eccentrici.

(TO DO: un salto al Terminal 21 Shopping Mall di Bangkok e al Bangkok Art&Culture Centre, pullulano di handmade e design)

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Comments
19 Responses to “Asia fai da te? Ahi, ahi, ahi!”
  1. holgamydear ha detto:

    viaggio stupendo! Ho divorato il post.

  2. ElectroMode ha detto:

    Cavolo, quando si dice fare un viaggio!
    Però non ho capito se ti è piaciuto o no.
    Certo mi sembra di capire che il cibo e l’igiene non aiutano, di sicuro sarà stata un’esperienza totalmente diversa dal solito.
    Fammi dire che l’unica cosa che mi fa più schifo di un panzone inglese con una minorenne tailandese è un qualsiasi uomo di qualsiasi nazionalità con una qualsiasi minorenne.
    Ma il cane di Bangkok con le sopracciglia disegnate è vero? Cioè vuoi dirmi che questa cosa potrebbe arrivare anche dalle nostre parti?
    Comunque Simo post e viaggio mitici e assolutamente inconsueti 😉

    • frühling design ha detto:

      A Hong Kong mi ci trasferirei in questo preciso momento anche in mutande. Il resto piaciutissimo, contenta di averlo visto, e contenta che sia così lontano.

      Grazie per la visita, questo post mi è costato un’intera domenica pomeriggio in casa ancora rinco dal fuso orario!

  3. Alice Janis ha detto:

    l’nvidia mi sta logorando il fegato…. che peri! foto meravigliose, viaggio magnifico e vabbè poi raccontato da te, e che te lo dico affà!!! ti vi bi !

  4. Sara ha detto:

    Fotografie stupende e anche la descrizione…dovresti metterti a scrivere guide turistiche alternative 🙂 Abbiamo idee opposte sul nostro viaggio ideale…ma devo dire che mi hai dato un sacco di notizie utili se mi prendesse la voglia di seguire il tuo esempio e imbarcarmi in un viaggio così. Invio le 3 settimane di vacanza…è dai tempi delle scuole medie che non me le posso permettere! Un abbraccio, Sara

  5. viachesiva ha detto:

    Bellissimissimissimo questo post!!
    L’ho letto tutto d’un fiato e poi l’ho riletto!
    Che viaggio splendido, grazie per questo post fiume che ti sarà costato un sacco di tempo e di energie, è davvero un gran regalo!

  6. ari ha detto:

    TOP. ti adoro!!!

  7. aiwa ha detto:

    sono sicura che lo hai scritto tutto d’un fiato a te le parole scorrono come l’acqua, ci hai fatto vivere il tuo viaggio – colori stupendi ma chissà alla fine c’è sempre……ma

  8. splendido questo post…che voglia di partire!!!

  9. Rita83 ha detto:

    Ma sei grandiosa… Le foto sono stupende e il tuo modo di raccontare le cose e’originalissimo, interessante e divertente allo stesso tempo. Adoro!!

  10. Mari-Oh ha detto:

    ammazza ke mega resoconto….mi son fatta un giretto in asia anke io leggendolo, bel viaggione!!!

  11. SaraMad ha detto:

    Resoconto TOP, questo articolo mi ha fatto volare e va diretto nella mia top5 di best of fruh
    Ma ascolta un attimo…le mutande alate…non saranno QUELLE mutande alate? Ma non le hai ancora buttate?

  12. Sari ha detto:

    Como vives, como mola , cuanta envidia joderrrrrrrrrrrrrrrrrrr!

  13. AnaR ha detto:

    Como te lo montas colega! Las fotos molan mogollon aunque no pillo bien el texto me parece todo la pera! Un besazo

  14. Andrea ha detto:

    cazzo però volevo venire anch’io!!!!!!! simo prossimo viaggio io e te negli states, andiamo in california, dieta anoressica preparativa di circa sei mesi, saremo come david hasselhoff e pamela anderson negli anni 90

  15. elelandia ha detto:

    Invidia invidia invidia ma anche un Grazie enorme perchè mi hai fatto capire che l’asia si può fare anche senza viaggio organizzato ma lo si può organizzare da se…Se tutto va bene e avrò uno stipendio/lavoro tra due anni andrò in giappone con la squadra di kendo…inizio a risparmiare ora 😀 sarà dura, ma voglio voglio voglio voglio voglio ( ho già detto che lo voglio) troppo andarci!
    Ancora complimenti per il post 🙂

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