Digiuno liquido VS Corri, Forrest, corri: 1-0

Amiche ma soprattutto amici

Chi mi conosce lo sa (cit.), e quando mi prendo bene con qualcosa -da maledetto leone in capricorno testone- non penso ad altro.

Mi accadde con le toy camera, fu amore a prima vista per Diana & Holga, lezioni con Pasquale Caprile e forum a go-go, lo sfidanzato corse a comprarmi il kit professional per Natale e dopo 6 mesi in cui avevo speso tutti i miei averi liquidai tutto (tranne l’omo) per mancanza di nuovi stimoli (e per foto de merda come risultato, diciamocelo). Mica c’era Instagram, ai tempi, amici tech.

#oldboy inda house (sottotitolo: tanto sbatti e tanti soldi quando un filtrino risolve tutto)

#oldboy inda house (sottotitolo: tanti sbatti e tanti soldi quando un filtrino in Instagram risolve tutto)

Poi venne il turno dello spinning, e daje di pedalate tutti i giorni con tanto di maratona a Valencia sotto il solleone di luglio. Non mi stancai per nulla, ma di fronte a dei polpacci degni di Maradona decisi che era il caso di rallentare il ritmo.

Correva l'anno 2011...

Correva l’anno 2011…

Valencia 2011: prima il dovere poi la paella

Valencia 2011: prima il dovere poi la paella

Arrivò poi nella mia vita la Singer, unico amore mai abbandonato né -udite, udite- cornificato, anche perché cosa leggereste sennò durante le ore di ufficio se non i nostri tutorial di cucito fai da te?

Secondo me la causa di queste improvvise passioni che di botto s’infiammano ed altrettanto repentinamente muoiono non è tanto rintracciabile in un’insita quanto innegabile mia iperattività in sé, né in un mal di vivere che spesso ho incontrato alla facciazza di Montale, ma nel salmone. Già. Da piccola, oltre a prendermi male per il catechismo, non gradivo particolarmente il pesce, e quando mia nonna scoprì che il salmone mi piaceva, inizió a cucinarlo tutti i giorni. Risultato: se ora scorgo anche solo un quadratino arancione nel sushi mi sale lo sbocco.

Ma torniamo a noi. Verso metà novembre, complice la crisi finanziaria ed una primavera madrileña prolungata, mi lancio con il running. Essendo abbastanza in forma almeno nello spirito, fiato ed entusiasmo reggono eccome e nel giro di una sola settimana mi ritrovo a macinare un minimo di 7 chilometri ogni giorno. Corro in pausa pranzo, corro dopo il lavoro, il weekend vado a letto presto per correre la mattina. E corro, corro come manco Forrest, rigorosamente su cemento e su suolo con dislivelli, a tutta birra in discesa e come un mulo in salita, uso scarpe poco adatte aspettando i saldi post natalizi. And so this is Xmas: corro la Vigilia, prima e dopo il pranzone del 25 e non mi fermo nemmeno quando avverto i primi cric croc al ginocchio destro dopo un mesetto di allenamenti alla Rocky Balboa. Chissene -penso-, ci do di streching e corro, non penso ad altro, ho un account nel forum di Runner, ashtaggo le fotine in Instagram come la sfigata #runnergirl o #runneritalia, l’APP Nike impazzisce, sviluppo una cultura musicale tamarra che manco Gigi d’Ag, e -soprattutto- mi sento al top.

Sono sempre euforica, mi ronzano intorno endorfine come fossero farfalle, dormo 4 ore a notte perché correndo (anche) prima di andare a dormire sto arzilla come Lapo in bamba,  ho pure voglia di trombare e mi sento wonder woman.

Arriva gennaio e vado un mese in vacanza: il ginocchio scricchiola, non corro ma cammino, cammino come una pazza, finché dopo 12 ore di ginocchia piegate nel bus notturno diretto verso la Cappadocia un bel giorno non sento più la gamba destra. Indolenzito, il ginocchio cigola come una porta arrugginita di una vecchia cantina, e da allora non smette un solo secondo di farmi male. Ma dopo il viaggio a Cuba ed un tour in solitaria sui monti turchi, qual è la prima cosa che faccio appena rientrata a casa subito dopo la lavatrice? Esatto. Corro, ovviamente, diretta al parco sotto la pioggia battente. Peccato che dopo 5 chilometri non ci sto dentro.

Il medico non lascia speranza e sentenzia senza pietà che trattasi di tendinite anserina aggravata da sindrome patello laterale. Antidolorifici, sessioni dal fisio, alternanza di caldo e ghiaccio, bestemmie a go-go e soprattutto riposo forzato. Riposo forzato? T r a g e d y. Mi suona a fine del mondo tipo il pianeta Melancholia diretto verso la terra, un Armageddon totale, la disfatta di Caporetto, un rigore mancato ai Mondiali. L’inizio della fine. Come togliere il pennello a Michelangelo, il compasso a Pitagora, wifi a Zuckerberg, il salmone a mia nonna (aridaje).

Il pianeta Tendinite si sfracella contro la mia vita

Il pianeta Tendinite si sfracella contro la mia vita

Da buona terrona inside, sfodero picchi di tragicità che manco Mario Merola nelle sue sceneggiate più toccanti, mi pigiamizzo senza speranza ed il mood scazzo alla risposta non da tregua. Due settimane dal divano al letto, lavoro come una pazza non avendo altro da fare senza sport, mi sento uno schifo nonostante il guru zero carboidrati, mi pare di lievitare come un plumecake, sto gonfissima, ho i capelli sporchi ed i brufoli, mi viene pure il nasone.

Alla facciazza delle 5 stelline al leone di Paolo Fox...

Alla facciazza delle 5 stelline al leone di Paolo Fox…

A sto popò di luna nera si aggiungono stress da rientri improvvisi per parenti accidentati, colloqui saltati, alti e bassi di latitudini e temperature. Rassegnata, parcheggio le mie aspirazioni da maratoneta ar cesso, finché un giorno mi rendo conto che è giunta l’ora di ripigliarmi. E se riposo dev’essere, che lo sia non solo per il ginocchio, ma per tutto il corpo.

Già. Era da un po’ che ci pensavo a sta faccenda della purificazione, non finalizzata al dimagrimento -badate- bensí alla pulizia da schifezze -quali Oreo e capitalismo- per pelle e polmoni, ed ora in piena sindrome divanistica da mi vuoi tutta ciccia o brufoli? realizzo che se non ora quando.

Inutile piagne sulla vigoressia versata

Inutile piagne sulla vigoressia versata

Scrollo con una gomitata quell’accenno di spiritualità che mi ritrovo, memore dei templi asiatici e soprattutto della meditazione trascendentale di Lynch, mi studio per bene qualche blog che millanta i vantaggi di questo regime tra Riza & Co e la scelta più estrema di un viaggiatore doc. Ed inizio.

Catching the fish eye con autografo

Catching the fish eye con autografo

Sì, sì, è mio il libro che sta firmando David Lynch dopo la sua conferenza al Rizoma Festival di Madrid

Sì, sì, è mio il libro che sta firmando David Lynch dopo la sua conferenza al Rizoma Festival di Madrid

David Lynch al Reina Sofia di Madrid: io c'ero eh (ed in seconda fila)

David Lynch al Reina Sofia di Madrid: io c’ero eh (ed in seconda fila)

***

Ecco quindi il diario di bordo compilato in tempo reale giorno dopo giorno durante questa avventura durata 7 giorni.

Attençao! Non si è trattato di digiuno assoluto, dato che mi tocca lavorare e uno svenimento sul PC non sarebbe ben visto in ufficio (e non saprei come cammuffare la venuta dello Spirito Santo per placare eventuali insinuazioni di gravidanze), ma di un regime liquido in cui erano ammessi solo frullati. Zero animalini, zero latticini, zero alcolini, solo ed esclusivamente frutta e verdura in formato liquido. Che la mascella mica solo serve per masticare, care suorine.


  • GIORNO 1: giovedì 

Mi sveglio motivata, ignoro la cioccolata calda con doppio panozzo di burro e marmellata che trangugiano gli inquilini e risveglio corpo e spirito con mezzo litro di acqua calda e limone. Per placare la fame che arriverà nel corso della giornata, decido di preparare una cosa schifosa. E cosa c’è di più schifoso nel mondo del pomplemo? Certo, Giuliano Ferrara, lo so anch’io, ma mi risulta difficile sbatterlo nello spremiagrumi. Indi una bella bottiglia con un pompelmo diluito da sorseggiare durante il giorno. Durante la mattinata lo alterno a mezzo ananas fresco frullato ed allungato con acqua e qui e lá sorseggio del té verde. Le 14 arrivano veloci senza fame né sintomi di nessun tipo. I primi brontolii vengono avvertiti intorno alle 15.30, ma ho ancora mezzo litro di Giuliano Pompelmo, che corro (si fa per dire) in bagno ad allungare con acqua calda. Arrivano le 18, lascio l’ufficio e tutto è sotto controllo, ginocchio a parte (je possino): ho un mini svarioncellino attraversando il campus dell’Università che collega il mio ufficio dalla stazione, dove c’è il solito botellón con drum’n’base degli studentelli ma tiro oltre. A casa ghiaccio e divano con pappetta di zucchina lessa centrifugata, un capitolo di Shameless e non posso fare a meno di sentirmi come quel fallito  di Frank.

Foto via IMDB

Foto via IMDB


  • GIORNO 2: venerdì

Non c’è niente da fare, la cosa che più mi pesa della convalescenza è la gestione del tempo libero, che per me ha un solo sinonimo:  sbatti. Dopo l’ufficio lunedì e mercoledì ho lezione di tennis, martedì e venerdì swing e sabato mattina spinning. Weekend cazzeggi urbani o montanari nella vicina Sierra, ma sembre ben lontana dal divano, che evito come la peste bubbonica. E nell’ora di pausa pranzo corsetta nel bosco vicino all’ufficio con le altre temerarie colleghe.

Bei vechci tempi in pausa pranzo...

I bei vecchi tempi in pausa pranzo…

Ma ahinoi uno stupido ginocchio ha rivoluzionato la mia vita. Il secondo giorno di sto digiuno liquido mi sveglio un po’ stanca, ma ho dormito come un bebé e caccato come un bradipo, e mi concedo una colazione soft a base di ananas fresco frullato. Dribblo in ufficio sui festeggiamenti con tanto di torta di compleanno portata da una collega, e rileggo le parole di MikadoFrancesco, mio faro guida in questo profondo cammino– come definisce il digiuno liquido-, passando in rassegna i vantaggi che enumera: ‘(…)Per sentirsi meglio fisicamente. Per sentirsi e apparire più giovani. Per risparmiare. Per far riposare tutto l’organismo. Per ripulire il corpo. Per far scendere la pressione sanguigna. Per diminuire il livello del colesterolo. Per avere più gioia dalla vita sessuale. Per allentare la tensione. Per dormire meglio. Per digerire meglio. Per regolarizzare le funzione intestinali. Per sentirsi euforici. Per acuire i sensi. Per rendere più vivaci i processi mentali. Per risparmiare tempo. Per accrescere l’auotostima. Per migliorare le proprie abitudini alimentari. Per solidarietà con chi ha fame. Per ottenere l’autocontrollo. Per andare alla ricerca di rivelazioni spirituali. Per rispettare i riti religiosi. Per richiamare l’attenzione su fatti politici. Per rallentare il processo d’invecchiamento.

Sarò terra-terra, ma  riti religiosi, solidarietà con l’Africa e rivelazioni passano in secondo, rispetto a quel Per lasciare che il corpo guarisca se stesso. Sono quasi le 12: mi sparo un té verde trascinando il ginocchio cric-croc e pensando che sta sera mi perdo la festa swing di Carnevale e il concerto dei Warpaint. Ore 14.30 e pranzo sia, con melanzana bollita centrifugata, che sballo. Pomeriggio easy e al primo giramento ciuccio un po’ di ananas ed è fatta e per cena una bella mela grattuggiata. Sto bene ma tra ginocchio e debolezza non mi va di fare nulla e finisco con lo spararmi un 3 ore di La vita di Adele. Né sì, né no, né carne né pesce. Oddio, carne tanta, è il pesce che scarseggia. La cosa che più mi ha sconvolto? Leggere che la protagonista era seduta accanto al padre in sala la sera della proiezione a Cannes quando la figlioccia 19enne esordiva nel grande schermo leccando vagine.

Foto via silenzio-in-sala.com

Foto via silenzio-in-sala.com


  • GIORNO 3: sabato

‘All’inizio del digiuno è probabile che sentiate qualche disturbo, come mal di capo, nausea o capogiri, niente paura, sono segni di salute. Non scoraggiatevi o allarmatevi per questi sintomi; solitamente sono passeggeri (…) e si tratta in realtà di segni di salute: essi indicano infatti che il corpo si sta liberando di materiali di rifiuto’. E invece mi scoraggio eccome, sto fiacca come la Marini all’Isola dei Famosi, ma tengo duro: fuori piove, è Carnevale e decido di trascorrere il giorno in casa, cosa che non facevo dall’ultima volta in cui ho avuto la febbre (in terza media, quindi). La giornata trascorre lenta tra divano, letto, macchina da cucire e impacchi caldi sul ginocchio, intervallata qua e là da qualche pappetta di frutta triturata. Il mood è più o meno questo:


  • GIORNO 4: domenica

Il riposo totale di ieri pare dare qualche primo timido segnale positivo: sento che la tendinite sta migliorando ed il mio umore pure, splende anche un bel sole e mi faccio un giro soft dopo un frullato di ananas e fragole. Dopo il Mercato di Disegno del Matadero, uno dei posti imprendibili per chi visita Madrid, torno a divanizzare temendo di essere diventata una persona pigra (anatema!), e mi consolo con qualche virtual-manzo sorseggiando del te verde.


  • GIORNO 5/6/7 

Riassumo i giorni di lunedì, martedì e mercoledì perché si sono svolti con lo stesso copione: lavoro-casa-divano con gamba in alto-letto (tranne martedì sera che mi sparo proiezioni degli ultimi videoclip di Vincent Moon con tanto di presentazione del regista, bravo, bono e simpatico) e con gli stessi menú a base di verdure frullate ai pasti e frutta spappolata a colazione e merenda. Il ginocchio migliora assai e io ho una fotta di tornare a correre che ‘non te lo so spiegare’ (cit.), anche se ora la paura di ricadute è alta: il trappolone del running, come viene definito da questo interessante articolo, non perdona, e temo che l’entusiasmo prenda il sopravvento. Inizio a pensare a come uscire da sta fase liquida guardandomi in giro (in rete) e mi colpisce sta storia de La donna che sussurrava al metabolismo (come non le è venuto in mente alla soggetta sto titolo delizioso?) ma opto per un reintegro soft di solidi ed a casa mi preparo un bel minestrone per l’indomani, che consumerò a pranzo e cena come manco se vivessi nella Valle degli Orti. E il naufragar m’è dolce in questo mare di pappette Mellin.


CONCLUSIONI


The Non Conformists, 1977 © Martin Parr/Magnum Photos

The Non Conformists, 1977 © Martin Parr/Magnum Photos

Il ginocchio mi fa ancora male, je possino, e dopo un mese senza attività e riposo forzato inizio seriamente a scoraggiarmi: in compenso c’ho la pelle come il culo di un neonazi,  la pancia pronta per la prova trichechini, una faccia lunga come le orecchie di Has fidanken e sto più regolare di corpo che la Marcuzzi. Quello del digiuno liquido è un’esperienza che raccomanderei a tutti, soprattutto ai miei nemici, anche solo per rendesi conto che la vita fa schifo, ma per fortuna dura poco (cit.)

fotookkkkk

Vostra, Simona Merola

***

Colonna sonora consigliata: Mario Merola, ‘Lacrime Napulitane’

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Comments
8 Responses to “Digiuno liquido VS Corri, Forrest, corri: 1-0”
  1. Lula ha detto:

    Sulle conclusioni sono morta! Per me invece sarebbe il paradiso, letto e divano, dolce musica per le mie orecchie. Dai guarisci presto Forrestina ❤

  2. Max ha detto:

    Tanto di cappello per la tua esperienza, digiunare fa bene qualche giorno, pulisce pelle e linea, elimina tossine e menate e da una spintarella al metabolismo. Ma soprattutto complimenti per il tuo modo di raccontare il tutto: sei uno spasso!

  3. Saratumblr ha detto:

    No vabbe, io sto capottata dalle risate, nonostante la teagedia merolana del ginocchio. Guarisci presto mia Stakanov!

  4. samaracroci ha detto:

    L’ha ribloggato su samaracroci's Bloge ha commentato:
    Bellissimo post, un’ironia e delle vicende veramente uniche!

  5. samaracroci ha detto:

    Grande Simo, che prosa stratosferica, me lo sono goduta proprio. Curati e facci sapere presto!

  6. Teo ha detto:

    Perche lo fai, disperata ragazza mia. Datemi un divano vi risolleverò il mondo, a me, altro che running. Buon riposo bellezza

  7. ElectroMode ha detto:

    Mamma mia quanto vorrei essere così attiva e dinamica come te. Io sono sempre stata negata per gli sport e di conseguenza pigra. L’ultima volta che ho provato a correre dopo 5 minuti – ma sul serio – sono semisvenuta con tutte farfalline davanti agli occhi. Un caso disperato.
    Per quanto riguarda la dieta liquida, sarebbe il caso che facessi anche quella. Devo solo avere più forza interiore.
    Comunque Simo mi dispiace. Spero che tutto torni a funzionare perfettamente al più presto.

    Alessia
    ElectroMode

  8. frühling design ha detto:

    Grazie a tutti per il sostegno: alla fine non trattavasi di tendinite, maledetta malasanità spagnola, bensì di nervo sciatico infiammato, che solo uno zio mago dell’osteopatia ha saputo sbloccare grazie a scriccamenti dalle spalle in su.
    Una mente stressata tira brutti scherzi…ed io che pensavo fosse vuota!
    Potrete continuare ad inviarmi il vostro supporto sotto forma di ceste natalizie e libere donazioni a ITAKA9892U394N4J89JKW3

    Baci e abbacchi

    (aggiornamento 24.marzo.2014)

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