Si fa presto a dire ILVA: un omaggio all’acciaieria Falck di Dongo

Si fa un gran parlare dell’ILVA di Taranto a tal punto che, ricercandone notizie in Google News, gli aggiornamenti sono praticamente quotidiani ed avvincenti almeno quanto il ritrovamento del cadavere di Mike Bongiorno: basta che scivoli un povero operaio un giorno, ed è subito nuovo scandalo per la maggiore azienda siderurgica italiana del XX secolo. Tuttavia, l’acciaieria pugliese, costituitasi nel 1905 per essere poi privatizzata 90 anni dopo mediante la cessione dell’impianto ex-Italsider al gruppo Riva, tra scandali, polemiche, grassi magna-magna fra dirigenza industriale, amministratori pubblici e popolazioni limitrofe e – non ultime – le devastanti polveri sottili, non è di certo l’unica realtà industriale ad aver rivoluzionato la storia d’Italia, oltre che quella personale di molti lavoratori.

Per questo il vostro Frühling preferito, smessi i panni della provetta sarta già fallita in partenza – nonostante tutto ciò che vedete in questo blog sia rigorosamente in vendita – ha deciso di approfittare della parentesi pasqualina in terre natali per proporvi un reportage sociale a base di sopralluoghi e ricordi di famiglia.

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[Dall’alto, schiere di cugini / foto d’epoca custodite gelosamente dallo zio Bruno / Nonni paterni con in braccio mio padre]

Del resto, si sa, il lemma dell’expat è Natale con i tuoi, Pasqua pure. E Dongo, ridente comune italiano di 3.700 anime circa tra cui i miei avi paterni, situato sulla costa nord-occidentale del Lago di Como, non è noto solo ai più per essere sovente citato nei libri di storia, in quanto cornice ove fu catturato dai partigiani Benito Mussolini il 27 aprile 1945 in fuga da Milano verso la Valtellina, o scenario dove vennero fucilati 13 gerarchi, come testimoniano i buchi dei proiettili rimbalzati sulla staccionata adiacente al lago.

001 Collage002 CollageScreen shot 2015-04-10 at 21.12.15[Per le foto si ringrazia un’amica di famiglia che ha messo a disposizione i ricordi dei propri avi]

Ebbene, dovete sapere che codesto panorama mozzafiato racchiuso tra monti innevati e le gelide acque del lago è da sempre zona di importanti miniere di ferro. Ma procediamo con calma.

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Un po’ di storia

Correva l’anno 1771 quando codeste ricchezze naturali divennero di proprietà di Pietro Rubini, che nel 1789 – wikipedia tu mi insegni – costruì il primo altoforno a carbone di legna per la produzione della ghisa; nel 1839 la società diventerà Rubini Scalini Falck, da cui nascerà l’industria siderurgica Falck.

Nel 1833 il francese Georges Henri Falck venne chiamato in Italia come consulente alla ferriera di Dongo della quale diverrà in seguito direttore. Tornerà in Francia nel 1865, lasciando la guida della ferriera al figlio Enrico, che nel 1863 aveva sposato l’erede della ferriera, Irene Rubini. Nel 1866 nacque Giorgio Enrico Falck. che nel 1906 fonderà la Società anonima Acciaierie e Ferriere Lombarde a Milano, anche se i primi e più importanti stabilimenti furono realizzati a Sesto San Giovanni.

Il fondatore Giorgio Enrico Falck

Il fondatore Giorgio Enrico Falck

Dal 1931 l’azienda cambia nome in Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck, ed il suo nucleo centrale rimane Dongo: nel paesotto sospeso tra monti e laghi, l’azienda si insinua nel paesaggio per offrire lavoro all’intera popolazione. Negli anni del boom erano oltre 3000 gli operai che avevano trovato impiego presso questa maxi azienda di acciaio e ghisa: tra loro, mio zio Franco operaio nelle fonderie con la consorte Franca e mio nonno Enrico, capo squadra nel settore filettature.

Screen shot 2015-04-10 at 22.05.44[Si ringraziamio cugino Diego per la foto di famiglia datata 1959]

Erano tempi d’oro per l’azienda, che rafforzò il suo potere a cavallo tra le due guerre mondiali, e che – dopo essere quotata in Borsa nel 1963 – diede vita a una serie di opere, tra cui sempre in quegli anni, la Falck realizzò diverse iniziative paternalistiche a favore dei propri lavoratori e delle loro famiglie. Nel 1918 venne costruito l’Albergo Operaio Falck proprio di fronte alla portineria dello stabilimento Unione, destinato ai cosiddetti pendolari permanenti: operai provenienti per la maggior parte dalle valli lecchesi e bergamasche che a causa dei turni imposti dall’acciaieria tornavano a casa solo il sabato. A partire dagli anni venti l’azienda costruì diverse palazzine ad uso abitativo sparse per la città e vicine alle fabbriche. Nel 1923 realizzò un campo sportivo. Negli anni trenta verrà completato il Villaggio Falck, un vero e proprio nuovo quartiere per ospitare i dipendenti, dotato di una scuola materna, elementare e media gestite direttamente da personale dell’acciaieria. Tutt’ora a Dongo ogni giorno suona un allarme all’alba e uno nel tardo pomeriggio, rispettando gli orari della giornata lavorativa degli operai. Vennero istituite inoltre colonie estive e borse di studio per i figli dei dipendenti, mutue interne per cure mediche agevolate e soggiorni termali per i lavoratori.

La fine dell’età dorata

La Falck rimarrà attiva per oltre settant’anni, fino alla crisi del settore registrata agli inizi degli anni Ottanta, quando cominciò il declino dell’azienda che spense gli ultimi forni nel 1995. Dalle ceneri dell’esperienza siderurgica, a partire dalla fine degli anni novanta, il Gruppo Falck si trasforma, per occuparsi di energie rinnovabili, sotto l’avvenieristico nome di Falck Renewables. A Sesto San Giovanni è rimasta la sede operativa del Gruppo Falck, mentre la maggior parte delle aree una volta occupate dagli stabilimenti siderurgici è oggetto di riqualificazione, come si deduce dalla storia riportata dal sito ufficiale, che ovviamente tace i risvolti più subdoli della vicenda. La fonderia donghese sfiora il fallimento nel 2009, quando viene condannato per bancarotta fraudolenta il consigliere d’amministrazione della società, l’imprenditore varesino Gianfranco Castiglioni, fino al recente quanto traballante annullamento della condanna. Tuttavia, fonti non ufficiali narrano che una manciata di mesi fa un gruppo di imprenditori tedeschi aveva avanzato la richiesta di rilevare la Falck, ma il numero uno della ferriera di Dongo attualmente in liquidazione, non ha accettato la richiesta di cedere il 51% degli utili. Il risultato? Chilometri di strutture ormai arrugginite in disuso, che deturpano il paesaggio circostante, rendendo le nuvole ancora più arrabbiate, il cielo di un’azzurro ancor più accecante ed intenso ed i monti ancora più aguzzi. Durante il lunedì di Pasquetta ci siamo fatti una passeggiata tra i capannoni che una volta rendevano florido ed attivo Dongo: mentre ora regna la rassegnazione più silenziosa.

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*

Il nostro omaggio lungo lo Stivale

E per rendere omaggio ai lavoratori ed ex operai di tutta Italia, eccoci con uno shooting ignorante che ha il duplice obiettivo da un lato di presentarvi la nuova collezione di camicette by Frühling primavera / estate / mettile-un-po’-quanno-cazzo-te-pare 2015, dall’altro di ricordarvi che nel panorama musicale internazionale esiste solo un genio indiscusso: LUI.

Chè, se voi ci vedete solo riferimenti sessuali e maschilismo imperante con sottofondo tamarro, per noi rimane un monumento ai caduti del lavoro (con sottofondo tamarro, questo sì, come negarlo?).

Non vi resta che alzare il volume a palla e mettere mano ai dollaroni: le camicette che vedrete di seguito sono state realizzate / modificate da me che poi sono io, e sono tutte acquistabili mandando un’email a fruhlingdesign@gmail.com.

Non rilasciamo scontrini né fatture chè avere la Finanza calabrese alle calcagne fa subito Bonnie & Clyde. O, per noi inguaribili fan di David Lynch, Sailor e Lula.

Wild at heart - Foto via www.cineseries-mag.fr

Wild at heart – Foto via cineseries-mag.fr

Push me
And then just touch me
Till I can get my
Satisfaction, satisfaction, satisfaction, satisfaction, satisfaction, satisfaction

Benny Benassi, Satisfaction, 2002

Foto via YouTube

Spigm
E dopp vist ka t iakkj tiukkm
Fign ka je m’arræp, arræp

{Lucano. O basilichese ‘per chi ha come livello di saggezza il rutto acido’ ci illustra la nostra fonte}

Sping’m e po’ tir’m
Accussì m’ pigghje
Soddisfazzion’ soddisfazzion’ soddisfazzion’ soddisfazzion’
{Da Taranto con furore. Chissà se la cantano all’Ilva}

Ammuttimi
ie appoi toccchimi
finu a quannu

nun mi ni vegnu

{Da Siracusa, o come apostrofa la fonte, Sarausa no cori}

Rüsa

metem i man adoss

dag a dré, finché sun no sudisfa

{Così dice il regno longobardo}

Strusciati e poi razzolami finchè un godo

{Dicono i toscanacci, secondo fidata fonte senese}

Tutte le modelle sono in vendita: l’ultima che smartella è mia mamma, vedete un po’ voi.

E per quanto riguarda le camicette:

1. Canotta nera in pizzo: nasce semplice, fruhling la raccatta da mercato e la arzigogola ed arriccia e mo’ ce sta un giuoco secsi secsi sulle tette (per chi le ha)

2. Camiciolla DIY fatta da moi bluette con fila bottoni e lacrime bianche. Perfetta per l’estate rovente.

3. Canotta peperina acquistata durante un viaggio on the road in Corsica. Tempestata da disegnini stilizzati, è ideale per le ragazze brillanti, ironiche ed intelligenti. Noi purtroppo si aveva a disposizione solo una bionda.

4. Canotta bianca millerighe fatta da me che poi sarei io, la nipote di mio zio (Bruno, appunto).

5. Canotta arancione acquistata durante un viaggio a Buenos Aires. La nostra tRop model sfoggia sotto una canotta della salute ortopedica vedo-non-vedo.

Se avete apprezzato questo excursus storico, non perdetevi il nostro rifacimento in salsa casalingUa delle campagne D&G, D&G Jewels feat- kebabbaro, le Gemelle Kessler con Don LuriDo ed il Twin Peaks de noartri.

E se alle camiciole non sapete che abbinarvi, nema problema: Fruhling ha confezionato anche dolci gonnelle che potrete vedere qui e qui.

Non ci resta che ringraziare gli zii per avermi messo a disposizione ricordi, racconti, foto e cantine e le amiche che supportano e sopportano i miei deliri.

Un giorno saremo ricche, giovani e fiche!

Ma ora comprate perdìo! Che quando sarò stecchita ste criescions varranno più dei guantini glitter di Michael Jackson.

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Comments
One Response to “Si fa presto a dire ILVA: un omaggio all’acciaieria Falck di Dongo”
  1. Claudiana ha detto:

    Un articolo interessante e divertente l’ho letto tutto d’un fiato e poi ancora. Complimenti x i testi e x le foto: sta camicina blu mi piash parecchio ti scrivo in pvt

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