Fez & dintorni: una guida fai da te per l’occidentale astuto come una faina…

Per la giuoia di grandie Pacciani, tornano i viaggi by Fruh: ricordiamo ai gentili telespacciatori che i dollaroni che sganciate per accaparrarvi cotanti begli abitelli fatti a mano tipo questo o questo servono esclusivamente a finanziare viaggi-fai-da-te: e, badate bene, non perché a noi ci piaccia girare il mondo.

Lungi da me l’essermi divertita -che so- al tempio fallico in Tailandia o mangiando aragoste per 5 euri a Cuba, anzi, vi dirò che di cotanti andirivieni l’unico scopo (con la ‘o’ aperta) è quello di fornirvi guide su misura per la perfetta vacanza del pezzente. Sarebbe molto comodo e gratificcante rimanere in ufficio a lavorare, ma purtroppo senza le nostre guida poi va a finire che vi ritrovate a Ibiza con le peggio anfe sotto la lingua e 300 euri cuciti nelle mutande, e non potrei mai perdonarmelo, giacché il mondo è bello perché vario e avariato, ed è cosa buona e giusta scoprirlo: anche se forse quel che cerco neanche c’è (cit.)

Tornando a noi, in #scroccolibero we trust, e dopo la Transiberiana Italiana ed il couch surfing a Valparaiso ed a Buenos Aires, eccoci alla scoperta della seconda terra delle meraviglie, dopo Lodi.

Il pretesto era andare a trovare Violeta, una cara amica di Tenerife che -dopo qualche anno a Madrid– si è trasferita con marito e prole a Fes, terra natale del coniuge. E noi si approfittò per un weekenz lungo alla scoperta della più antica delle città imperiali e dei suoi affascinanti dintorni.

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Ma ciancio alle bande, buona lettura, أصدقاء! (amici, dice gugol transleit)

  •  GIORNO 1: Fes

Un RyanAir Madrid-Fes (35 euri a/r) teletrasporta la vostra Miss Fruhling preferita e SiRvia, l’amica romana del cuore, dai 15 gradi easy della primavera madrilegna ai roventi 33 celsius delle terre arabe, dove sbarchiamo nel primo pomeriggio; da lì un taxi bianco (attenzione ai colori! In città petite taxi rossi) ci porta alla Medina… ed un po’ come si fa presto a dire Ilva, si fa presto pure a dire Medina, miei cari, considerata l’enorme estensione della città araba antica costituita da un arzigoglìo labirintico di oltre 10.000 stradine. Attendiamo Violeta alla porta blu ed oro Bough Loud e da lì ci dirigiamo verso la sua deliziosa casetta.

Abbiamo così un primo assaggio della terza città più grande del Marocco attraverso le stradine strette e tortuose che danno vita a Fās al-Bālī (la città vecchia), con i suoi asini carichi fino all’inverosimile, il susseguirsi infinito di negozi di ogni tipo che espongono le merci più imprevedibili – le mie preferite rimangono le dentiere in vetrina a parimerito con quelli che fanno le iscrizioni sulle lapidi in serie -, l’odore forte delle spezie e del cuoio,  le botteghe degli artigiani, i dolci al miele, i polli legati per la zampetta e le teste degli agnelli.

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Depositati gli zaini e fatta conoscenza del pupo Zahir, ci rechiamo in macchina sul punto più alto della città, per scrutare Fes da un cimitero sparso tra le colline, ed invaso da pecoroni e caprette che brulicano tra le tombe.

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La sera, cena piacevole con la family riunita ed amici sul terrazzo di un ristorante vista porta blu, dove ho l’infelice scelta di ordinare un tajine di pollo, per ritrovarmi una gallina rinsecchita nel piatto sommersa da patate bollite.

3,70 euro buttate ner cesso, e seguìte da un te’ bollente alla menta con zucchero. O meglio, considerate le dosi, direi un bicchiere di zucchero con qualche goccia di tè alla menta.

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Di ritorno verso casa provano ad intortarci tutti, ma Adil, marito di Violeta, allontana tutti i pretendenti apostrofandoli in arabo, facendoci da bodyguard. Peccato, che un paio eran pure manzi.

  • GIORNO 2: Volubilis, Moullay Iddriss e Meknes

Il giorno dopo gita fuori porta con tripletta in 3 cittadine molto diverse tra di loro. Ci rechiamo in treno a Meknés, ed in stazione ci raccatta un simil-taxi che chiede per l’intera giornata 15 euro a crania.

La prima tappa è Volubilis, un sito archeologico romano situato ai piedi del monte Zerhoun. Una ‘piccola’ Roma di 42 ettari, racchiusa tra le valli della catena Atlas, con il suo imponente arco di Caracalla, il tempio di Giove,  la basilica, le terme, l’acquedotto, l’arco di trionfo e pure dei mosaici policromi conservati perfettamente, nonostante il terremoto del 1775.

E’ una tappa consigliatissima, che peraltro mi ricorda di quando, poche ore prima, dal finestrino dell’aereo, mi ero stupita di quanto fosse verde il Marocco, secco ed arido nell’immaginario collettivo. Del resto, il nostro silenzioso taxista non fa che ripeterci La montage est magnifique ed è purtroppo l’unico scambio che abbiamo in chilometri e chilometri, la qual cosa mi pesa non poco, dato che a me nella vita mi piacciono solo gli gnocchi al pomodoro, i cactus ed intortare i taxisti raccontadogli li cazzi mia. Pazienza.

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Arriviamo a Moulay Idriss dove il nostro poco loquace taxista ci mette nelle mani di un amico, che per 5 euro ci fa un tour guidato della città di un paio di ore. La cittadina, fondata da un discendente del profeta Maometto e considerata la città più sacra dopo la Mecca, è aperta ai non musulmani solo dal 2005, ed è una vera chicca. Il tour inizia con il forno pubblico, dove le donne portano a cuocere il pane che preparano in casa; una visita all’amman che ci fa uscire svarionate, dove la nostra guida ci spiega in un esilerante mix ispanico-italiano che le donne vanno alla sauna il pomeriggio non solo perché di mattina puliscono e cucinano (te pareva), ma anche per motivi igienici (hanno i capelli lunghi) e soprattutto perché sono più chiacchierone, mentre gli uomini in una mañanetta (come dice la nostra guida) fanno tutto. Proseguiamo visitando -da fuori, ovviamente- l’unico minareto rotondo di tutto il Marocco, che riporta sulle pareti date e scritte del corano in arabo da un lato, ed in ottomano dall’altro. Interessante la spiegazione sottesa al fatto che donne e uomini preghino in ambienti separati: nella preghiera in ginocchio verso la Mecca è necessario che piedi, gomiti e ginocchia tocchino quelli del vicino, poiché se vi sono spazi vuoti si insinua Satana. E ciò provocherebbe turbamento se ci fosse contatto con una donna, come giustamente rimarca anche Armando de Razza in La lambada strofinera (a ognuno il proprio credo).

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Raggiungiamo il punto più alto della cittadina per scrutare i tetti bianchi ed il Mausoleo di Idriss I, passando attraverso viottoli dove notiamo una doppia porta: la maniglia più in basso si utilizza durante i giorni della settimana, ed obbliga ad inchinarsi entrando nella dimora, mentre la più alta è per i festivi – ci spiega la nostra fidata guida.

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Concludiamo la giornata con Meknés, l’antica capitale del Marocco, che -wikipedia tu mi insegni- deve il suo nome ad una tribù berbera chiamata Minkiasa – che sballo.

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Ci addentriamo a nostro rischio e pericolo considerati i 40 gradi nel Suq della Medina, dove, tra i soliti negozi multi-color e multi-odor, ci imbattiamo in un paio di madrase davvero belle. Il termine مدرسة significa letteralmente ‘scuola’, ed è l’unica parte di una moschea che noi occidentali possiamo visitare. Tra queste, una fichissima con pavimenti zigzagati alla Twin Peaks, che anticipa la visita dello spettacolare mausoleo di Moulay Ismail, che ospita la tomba del sultano.

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Nell’angolo occidentale della Medina si trova la piazza Hedim, dove trascorriamo le ultime ore dinnanzi a un incantatore di serpenti, prima di far ritorno alla stazione, dove code interminabili alla biglietteria sfociano in risse e botte da orbi. Quando il muezzin dorme, i topi ballano, recita un detto locale.

Serata in altro ristorante con terrazza vista Porta blu di Fez, con cous cous senza pollo che a sto giro il pennuto non mi frega più.

  • GIORNO 3: Fez all day

Giornata movimentata tra le ripide vie della Medina, tra guide improvvisate parecchio moleste che reagiscono ai nostri ‘No grazie ho la mappa’ con insulti e sgambetti nel peggiore dei casi. E’ che con ‘sti arabi che vedono nel turista un dollarone con le gambe non sappiamo più che fare: ti dicono Buongiorno, e se gli rispondi sei fottuto, sorridenti ti conducono nei vari posti ed alla fine chiedono cash con tanto di imprecazioni se ti rifiuti; se non rispondi al saluto gridano che sei razzista e di tornartene al tuo Paese. Il consiglio è quello di non chiedere indicazioni a nessuno per nessun motivo, e – trovata geniale by fruh!- fingersi sordomuti. Se ti rivolgono la parola, guarda sgomento il tuo compagno di viaggio simulando il linguaggio dei segni e sorridendo cordiale, li lascerai ammutoliti. Con questa tecnica abbiamo raggiunto quasi incolumi la Madrasa Idris con i suoi tetti bollenti e le terrificanti concerie in cui i turisti scatenano i flash dinnanzi a queste enormi vasche traboccanti di pigmenti colorati, cacche di piccioni e colle, in cui uomini di ogni età sono immersi fino al bacino per calpestare le pelli di capra, pecora e cammello, respirando sostanze tossiche di ogni tipo.

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Nel pomeriggio, una visita al quartiere ebraico, con la sua sinagoga ed i suoi mercati dove facciamo scorte di torroni multi-color da portare ad amici e parenti della cui salute dentale ci curiamo ben poco, considerate le quantità criminali di zuccherini e frutti caramellati.

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  • Giorno 4: Fes & ‘bye

Le ultime ore a Fes prima del nostro volo di ritorno delle 15 trascorrono con una prima tappa ai giardini Jnan Sbil con il loro laghetto, uno splendido canneto di bambù e rose grandi quanto la mia testa, per poi perderci fuori dalla Medina alla ricerca del bellissimo quanto sconosciuto (non è neppure segnato sulla cartina) Palazzo Glaoui dove risiede il Conte di Fez.

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Si tratta di una residenza privata in cui risiede tra un viaggio e l’altro un pittore scapestrato solo nei capelli arruffati, considerata l’imponenza di questa dimora strepitosa. Una vera perla nascosta che permette di scoprire la vera architettura araba, oltre ad ammirare l’arte di uno dei pochissimi esponente del Pointillisme arabo.

La gita è stata condotta da un membro della famiglia che soggiorna nel Palazzo in una lingua che ancora adesso non ho ben capito, tra gesti inglish ed un francesismo alla Totò del noio volevam savuar.

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  • Eating & Shopping

A tavola, i grandi classici della cucina araba, tra cous cous con verdure, pastela, tajine, crema di melanzane (o Baba Ghanouj per gli amici locali) e una camionata di pane e dolci straslacciughenti di miele smielato. Per strada vendono di tutto, soprattutto budelli take away con cui riempiono panozzi tipo i nostri unti o lerci che dir si voglia.

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Da non perdere il Cafè Clock delizioso bar / ristorante / ritrovo culturale con terrazza panoramica multipiani e cose buonerrime di ogni tipo.

Riguardo agli acquisti, essendo la persona meno etnica del cosmo, non esercitò su di me alcun fascino il richiamo di gingilli quali cuoio, tappeti, spezie e ciondolami vari. Mi limitai ad acquistare un pack di 10 animaletti di plastica per il mio giardino composto da cactus veri e di lana, realizzati con le mie manine sante

[messaggio pubblicitario]

Dopo i deliziosi alberelli natalizi e le collane tutti-frutti, i tragitti quotidiani in treno trascorrono lezioni sferruzzando cactus di lana, che potrete acquistare su questi schermi all’onestissimo prezzo di 15 euro cada uno.

Realizzati in morbida lana merinos come i Materassi Eminflex ma senza la dimostrazione a casa tua di Giorgio Mastrota, i cactus by Fruh portano fortuna ed assicurano 12 mesi di buoni affari e fama. Se poi, anche così, preferisci comunque rubare di nuovo la salma di Mike Bongiorno, liberissimo. Altrimenti, cosa aspetti a prenotare il tuo?

Basta accedere a questo profilo Feisbuc metterci un Mi piash e lasciare un messaggio con le tue preferenze: se minorenni, è necessaria la firma di almeno uno dei genitori (meglio il padre).

Il cactus Fruh non punge, dove lo metti sta e piace pure all’Elaisa, non fartelo fregare sotto il naso

*

Se le terre arabeggianti vi affascinano, non perdetevi la nostra guida di Dubai e della Turchia: e, caro fan, inshallah a presto con il prossimo viaggio… finché Polident non ci separi!

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Comments
5 Responses to “Fez & dintorni: una guida fai da te per l’occidentale astuto come una faina…”
  1. Bido ha detto:

    sempre al top e *messaggio pubblicitario* lo dico da felice possessore di un cactus di lana merinos, porta davvero fortuna e fame, tanta.

  2. lorenzopaciaroni ha detto:

    Certo che con temperature estive è tutta un’altra storia, l’immersione tra i moderati arabi (ma il cielo è sempre bianco, laggiù? E gli animali vivi e morti solo a me strappavano più foto degli umani?). Qui un morso di Maghreb che integra la tua lonliplanette: http://www.lorenzopaciaroni.com/marocco-un-morso-di-maghreb/ 😉

    • frühling design ha detto:

      Rileggendo il tuo resoconto mi vengono in mente altre 10, 100, 1000 ricordi, anche se la sensazione schiacciante va tutta per sti disgraziati che per… 100 euro al mese? fanno una vita infernale pigiando pigmenti tossici misti a merda di piccione sotto i flash impazziti di noi turisti. Marroni le pelli, marroni le gambe immerse fino ai bacini, marroni le mani con cui si asciugano il sudore dalla fronte. Era una mancanza di respiro lancinante a tal punto da aver dubitato per una decina di minuti se fotogafarli o meno. E non mi riferisco solo al tanfo sprigionato dalle vasche.
      E’ stato un viaggio molto particolare, aldilà del mood cazzone del mio diario, ed il cielo plumbeo interrotto solo dagli uccelli della piazza principale di Fez non ha fatto che confermarmelo. A presto e grazie per il tuo commento: le tue foto sono spettacolari ed i testi davvero incisivi. Ora mi spulcio per bene il tuo blog da cima a fondo
      Simona

  3. Claudiana ha detto:

    Resoconto top, utile, divertente e davvero originale, vorrei sposarti, con quanti cammelli ti compro?

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