Cammino di Santiago: le 10 cose da sapere PRIMA di partire

Dopo l’estatissima sprint in Grecia, rieccoci a gestire il trauma da rientro con un altro viaggino. Ché, se come gli ex insegnano chiodo schiaccia chiodo, lo stesso dicasi per il back to school settembrino. Eppure a sto giro, niente aragoste cubanescalate in Cappadocia; lungi da noi templi fallici in Asia o scorrazzamenti in autostop in Cile, ma erba di casa mia, complice un Ryanair Madrid-Santiago de Compostela andata/ritorno comprato a muzzo per 23 euri qualche mese fa, e ti scatta subito la crisi mistica che giustifica un pellegrinaggio sacro verso la verità.

Ma andiamo con ordine che qui c’è roba che scotta.

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Forse non tutti sanno che…

[e io manco, prima di organizzarne uno]

Non esiste un cammino di Santiago, bensì numerosi itinerari che conducono alla città santa, meta di fedeli di tutta Europa da oltre mille anni. Il nostro sito di riferimento ne conta 8, a cui si aggiunge il prolungamento da Santiago a Finisterre verso la fine del mondo.

Il Cammino Francese 

Il Cammino Inglese

Il Cammino Portoghese

Il Cammino Aragonese

Il Cammino Primitivo

Il Cammino Basco

Il Cammino del Nord 

Il Cammino Catalano

Noi a sto giro si optò per il cammino portoghese, che si rivelò la scelta vincente, complice un settembre più che mite, calcolando la media altamente piovosa del nord della Spagna. Invece 6 giorni di solleone e temperature estive hanno allietato i 22 km giornalieri percorsi tra vigneti, paesini, ponti, ruscelli, chiostri, viadotti, stretching sui tronchi, mutande appese allo zaino ad asciugare, riserve naturali, madonne addolorate, bassorilievi di penitenti in fiamme, recinti di scrofe rosa tipo come solo si vedono nei fumetti, antiche vie romane, baracci di vezzi con vino rosso in tazzina, albe che appaiono tardissimo e soli che non ne vogliono sapere di tramontare.

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Indicazioni pratiche

Dall’aeroporto di Santiago c’è un bus che per 3 euro porta alla stazione: da lì abbiamo preso un autobus per Tui, prima città spagnola del confine, divisa dall’adiacente Portogallo dalle gelide acque del fiume Miño. Da lì, attraversando la pianura di Ribatejo fino al litorale gallego si attraversano in 6 tappe O Porriño, Redondela, Pontevedra, Caldas de Reis e Padrón fino alla meta finale di Santiago.

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Da segnalare, il bellissimo centro storico di Tui con la sua fortezza-capitale, Arcade, la capitale galiziana delle ostriche, l’insentaura di San Simon con la sua variopinta fauna che popola il pantano, la chiesetta di Mos con la madonna simil-messicana ed i penitenti in fiamme, le riserve naturali del Monte Aloia e di Gandaras de Budinho.

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Le giornate trascorsero con lo stesso copione, tra lunghe corse affannate incontro ad ascelle cadute e mani sempre più ansiose di cibi proibiti.

Per questo, a sto giro, nessun diario di bordo giorno per giorno, ma un preziosissimo Decalogo del / anti (a seconda dei punti di vista) pellegrino, da stampare e cucire nella mutanda bianca a costine.

Le 10 cose da sapere PRIMA di partire

  • 1. Ma ‘ndo vai se la credencial nun ce l’hai?

Prima di partire è necessario richiedere la credencial, l’unico documento che accredita il viandante come pellegrino e certifica il suo passaggio nelle diverse località di uno qualsiasi dei percorsi giacobei. Ciò avviene mediante dei timbri che il pellegrino riunisce al suo passaggio da ostelli, municipi, parrocchie ma pure locali commerciali o bar, e che, all’arrivo a Santiago, fungono da garanzia per ottenere la Compostela per tutti coloro che abbiano percorso gli ultimi 100 chilometri a piedi o a cavallo o gli ultimi 200 in bicicletta.

  • 2. Non esiste l’offerta libera

Uans apon e taim il pellegrino ritirava la credenziale, soggiornava gratuitamente presso gli Albergues che trovava lungo il cammino, faceva una bella foto ricordo con tanto di lacrimuccia, e tornava a casa santo e felice. Mo’ che vuoi, un po’ la crisi, un po’ er Giubbileo che avanza, la credencial costa 2 euri, il timbro finale è cappeggiato dal cartello ‘Offerta libera 1 o 2 euro’ e soggiornare presso gli ostelli del pellegrino ha un costo variabile che va dai 6 ai 10 euri per occupare un materasso su letto a castello in compagnia di altri 20 cristiani nella stessa stanza, non sempre con finestra.

Leggende urbane narrano che alcuni ristoranti propongano il menù a prezzo speciale per chi esibisce la credenziale, ma noi non ne trovammo, indi mi sa di bufala. Il che andrebbe pure bene, se non fosse che gli albergue sono comunque gestiti dallo stato e offrono ospitalità a chi è diretto verso una meta religiosa e non a chi vuole scuffiare notti gratis ad Ibiza.

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  • 3. L’ostello del pellegrino stabilisce i tuoi orari vitali

L’Albergue va abbandonato entro le 8 e le porte chiudono alle 22. No party, ma manco letture e sane partite a snake con il Nokia 1100, dato che l’oste spegne le luci alle 23 al massimo. Ci è parsa una politica parecchio anacronistica, dato che un cumulo di pellegrini che soggiornano presso paesotti di 1000 abitanti al massimo possono significare entrate interessanti per il comune in termini di dollaroni. A O Porriño, per esempio, erano in corso le feste del paese, con karaoke in piazza, ricchi premi e cotillon, ma il coprifuoco afgano ci ha costretti alla branda forzata sul calare delle tenebre.

  • 4. I tedeschi danno sempre il peggiore esempio

Non solo perché fanno gruppo tra di loro scalciando segnali di amicizia provenienti dall’esterno con facce schifate. Ma perché il loro rispetto scrupoloso delle regole obbliga tutti gli altri a regimi militari che manco al servizio di leva. Se l’ostello stabilisce che la struttura vada abbandonata entro le 8, tutti costoro hanno già gli scarponi e il cappuccio alle 7.18 al massimo, costringendo il resto della camerata alla sudditanza più tacita. La nostra considerazione personale? Se il dormitorio di 20 fosse stato composto anche solo per la metà da italiani, alle 8.20 sarebbe partito lo stiracchiamento generale con tanto di richieste del tipo ‘aho ma sto cappuccio è pronto o no?’

5. Il pellegrino scorreggia

…e spesso pure se la ride di gusto (tratto da una storia vera). Tale esperienza scatologica ravvicinata ci ha permesso di stilare un campionario petologico, tra gli esemplari in sordina, quelli a trombetta, quelli a sbuffo e quelli a bomba, che squarciano arroganti il silenzio della notte.

6. Il pellegrino russa

…e scuoterlo non serve a nulla, così come simulare il richiamo affettuoso di un gattino.

7. Il pellegrino non è detto che profumi

Mai più apprezzato fu il cartello che invita i pellegrini a lasciare scarpe e scarponi fuori dal dormitorio.

8. Una napolitana val più di una messa

Percorrendo in media 20 km al dì, il pellegrino saggio si sfonda a colazione. Si raccomanda di cominciare alla grande con frutta, barrette e mandorle e di fare scorta per il viaggio, perché non è detto che si incrocino con la frequenza desiderata panetterie e supermercati. Un litro di acqua e frutta solida sono delle scorte che dovrebbero stare sempre nello zaino, con una sola esclusione: non toccare le banane, così alla Benigni, dato che ve le ritroverete spappolate (tratto da una storia vera 2). 10 e lode ai bar della Galizia, che offrono tapas dolci anche a chi ordina un caffè, sempre accompagnato da pezzetti di briosche, biscottini e dalla celebre torta di Santiago a base di mandorle e cannella. Noi si apprezzò in particolar modo las napolitanas, pantagrueliche brioschione ripiene di cioccolato, la cui grandezza è inversamente proporzionale al prezzo. Una sleppa lunga come la tua testa costa 1.15 euro e ci sfami la family.

9. Lo zaino intelligente ma ridotto

Ridotto perché ve lo portate sul gobbone durante tutto il giorno, ma ridotto anche per venire incontro alle vostre capacità mentali, come diceva Luttazzi. Altamente consigliato suddividere categorie di panni in buste trasparenti per proteggere gli indumenti in caso di pioggia e per trovare più facilmente ciò che vi serve, calcolando che la vostra comfort-zone durante il cammino è limitata al metro scarso di materasso in cui dovrete ravanare per cercare ciabatte e mutanda prima della doccia comune. Per una settimana di cammino noi ci munimmo di:

Da non dimenticare mini biuti-cheiz contenente un sapone per corpo / panni, mini shampoo, integratori, voltaren, medicinali per febbre, mestruo, mal di testa.

10.Concedersi pause

Se si ha tempo, o anche no. La Galizia è davvero una terra fantastica, ed il viandante che voglia spezzare il cammino con qualche ‘fuori-pista’ da turista servito e riverito non avrà che da goderne. Storceranno il naso coloro che vogliono assaporare la fatica di calli, vesciche e cilicio senza interruzioni fino alla meta finale, ma noi un salto in giornata alle Isole Cies con tanto di bagnetto gelido nell’oceano non lo cambieremmo per nessun cerotto Compeed al mondo.

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Ma anche senza tappe non previste dagli itinerari pellegrini, l’importante – come nella vita – non è la meta, ma il viaggio. Ed il Cammino di Santiago, sia esso accompagnato da motivi religiosi, spirituali, turistici o paesaggistici, non è un semplice viaggio ma un’esperienza globale. Del resto, non c’è un solo modo di vivere, ognuno ha un passo diverso nell’affrontare le discese e le salite, dice il saggio: vallo a spiegare ai maratoneti che, per paura di rimanere senza materasso negli alberghi del pellegrino, seminano panico e crepacuori con le loro levatacce, percorrendo vere marcialonghe militari con i loro passi lunghi e ben distesi. Vi scontrerete con questo irragionevole atteggiamento soprattutto in estate (vedasi l’esilerante blog Come sopravvivere al Cammino di Santiago in agosto) ed in prossimità di grandi tappe quali Pontevedra. Qui l’affanno e la paranoia sfociano in vere gare podistiche e dubitare se fermarsi o meno a scattare una foto, perché la truppa di nonni tedeschi seminati da poco ha ingranato la quinta e non vede l’ora di superarti, raggiunge livelli imbarazzanti.

Noi diciamo sì al passeggiare volto ad assaporare ogni scorcio, e sì a Valsoia, quindi take it easy: pasito a pasito se hace el caminito!

Momento Amarcord

Correva l’anno 2007 quando un’allora giovanissima ma già rugosa Signorina Fruh percorreva in compagnia di due prodi compagne il Cammino Francese, da Sarria alla città di San Giacomo. Le scarpe toffe erano le stesse, la frangiona incommentabile, ma si trattava di un addio catartico alla Spagna dopo un anno di permanenza nella capitale. Chi l’avrebbe mai detto che nel 2015 avrei scritto di un altro cammino di Santiago sempre dalla odi et amo Madrid?

Noti il lettore che il misticismo del pellegrinaggio fu deturpato nelle intenzioni dall’esercito spagnolo che ci ritrovammo alle spalle all’improvviso, impegnato in un’esercitazione sul campo.

 E voi, avete fatto / fareste / farete il Cammino? Raccontateci le vostre peripezie qui sotto!

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Comments
5 Responses to “Cammino di Santiago: le 10 cose da sapere PRIMA di partire”
  1. lorenzopaciaroni ha detto:

    Arrivai a Santiago in treno, e un pellegrinaggio sulla RENFE non è così emozionante. A dir la verità, nemmeno Santiago mi emozionò un granché, ma a gustarmi la tua esperienza torna la voglia di riprovarci, stavolta da pellegrino come Dio comanda, a fare il Cammino. E’ però la Nsima volta che le tue destinazioni coincidono con le mie e ti spammo con una certa malinconia post un po’ datati (li trovi qua: http://www.lorenzopaciaroni.com/tag/galicia/ ) ma che ancora mi danno i brividi quando rileggo di quella terra ai confini del mondo allora conosciuto, di quel nord così fiero, di quelle rias così ostili, di quella impronta lasciata dalla mano di Dio che si appoggiò a terra stanco dopo aver creato la terra.

  2. Beatrice ha detto:

    Grande Simo!!!! Bellissimo, come sempre!!!

  3. Giulio ha detto:

    Troppo divertente come sempre! Noi siamo tornati da pochi giorni e ci siamo scaricati le mappe da forwalk.org che ti dicono anche quanta salita ti devi fare prima di trovare una fontanella o il prossimo paesino per fare la spesa. Mi devono ancora guarire le vesciche, penso che non ripeterò la sfacchinata a piedi, prossima volta in bici!

    • frühling design ha detto:

      Grazie Giulio, sono contenta che ti sia piaciuto il mio resoconto! Il Cammino è una vera sfacchinata ma senza facchino che ti porta lo zaino, che anzi pesa sul groppone; ma temo che in bici perda un po’ il suo fascino, no? Poter assaporare il panorama con calma, chiacchierare con chi incontri… sono elementi che mi mancherebbero su due ruote. Hasta pronto!

  4. Dadda Tiziana ha detto:

    Deve essere un esperienza emozionante da fare sicuramente…….brava come sempre

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