Ma che domenica bestiame, ovvero come vivere el domingo come un madrileño doc

Durante una delle mie recenti tappe in madre patria, dopo 10 anni suonati a Madrid ho pensato di recarmi nella biblioteca del paesello e sfogliare la Lonely Planet dedicata alla Spagna. Mi sono imbattuta nella Madrid in due giorni, che contemplava un programma sicuramente tipico, ma a mio avviso abbastanza banale. E da lì mi è partito il trip.

Roba che se ci fosse il mare sarebbe proprio una grande Bari

Roba che se ci fosse il mare sarebbe proprio una grande Bari

Si tratta naturalmente di tappe immancabili per chi desidera VISITARE la città e che vi permetterà di VEDERE luoghi e FARE cose; ben diverso il discorso se, più che turisti che prendono un Ryan, scattano foto, girovagano e rientrano alla base, vi sentite viaggiatori curiosi che come spugne desiderano assorbire nuovi stimoli e magari lasciarsi imbrattare dal posto attraverso la sua gente, osservandone da vicino usanze e modi di vivere il quotidiano. Inutile dire a che categoria mi senta appartenere, anche se in realtà me ne sono resa conto solo ultimamente, quando, ascoltando i racconti di un amico recentemente rientrato dalla Cambogia, ho realizzato che nel celebre sito archeologico di Ankor Wat non ho visto il tempio più tipico, quello con le piante inglobate nell’architettura, per intenderci, per noleggiare una bici e andare con le famiglie di contadini a far merenda su un furgoncino, mentre le scimmie ci rubavano i mandarini dagli zaini (trovi il resoconto di quel viaggio pazzesco qui)

Per questo oggi vorrei proporre a tutti i miei fanz due itinerari di Madrid completamente diversi, per la gioia di grandi e Pacciani.
Orbene, se è la primissima volta che visitate Madrid e non volete tornare a casa senza aver visto lo màs tìpico, potreste preferire (rulli di tamburi)…

>> L’ITINERARIO CLASSICO

Il turista doc trascorre il sabato sera a cena, magari ricercando disperatamente las tapas più buone prima di realizzare che una tapa è semplicemente un pezzo piccolo di un avanzo posto in un piatto piccolo; già, nessuna specialità in particolare, ma un piattino con 3 olive, o un pezzo di pane con una fetta di formaggio di dubbia qualità e non consumato durante la giornata. Altra cosa è la degustaciòn di piatti tipici, per la quale vi consiglio il ristorante ubicato in Plaza de La Paja nel quartiere La Latina: a Las Musas, per 15 euro a cranio, il menù per due vi permetterà di farvi un assaggio di una decina circa di specialità iberiche e togliervi lo sfizio di ste benedette tapas. Si diceva, chi ha a disposizione un weekend per scoprire la Capitale, si regala un sabato sera tranquillo a base di cena + spettacolo di flamenco olè, ed alla mezzanotte la branda comanda, per dedicare l’indomani a nuove ronde turistiche. Ebbene, io dico sì a Valsoia ed alla sveglia alle 8.30 per il tradizionale giro al Rastro, ma rigorosamente prima delle 11. A partire da quell’ora il mercatone domenicale di Madrid che occupa due interi quartieri sarà letteralmente preso d’assalto dalla ressa a caccia di affari, per la gioia dei ladri di portafogli. Quindi, ocio a soldi ed oggetti di valore, e non limitatevi a scendere dalla metro La Latina o Tirso de Molina per scendere nella viona principale, Ribera de Curtidores, ma perdetevi nelle viuzze parallele, dove vi imbatterete in pezzi di antiquariato davvero balordi ed in anziane gitane che vendono per pochi spicci eco pellicce o vestitelli dei tempi che furono; altro che negozietti hipster, il vintage vero vi aspetta arrotolato su un bancone sotto il cartello todo a 1 euro, armatevi di pazienza e tuffatevi senza paura!

Scorci di Rastro

Scorci di Rastro

La mattinata al Rastro, con pranzo a base di panozzo presso El Capricho Extremeño (in calle Carlos Arniches 30, lunghe code ma veloci, e per 3,50 euro vi sarete accaparrati un pezzo di pane croccante ricoperto di tortilla o salmone o cotoletta di pollo o pulpo a la gallega o gulas, inquietanti vermetti bianchi che in realtà altro non sono che pescetti pigiati o avvannotti di anguilla, mi dicono food blogger nostrane. Io di solito vado di gamberi con aglio e vinaccio gramo e per meno di 5 euri mi sono assicurata la mia dose quotidiana di diabete).

Il perfetto Kit anti-limone

Il perfetto Kit anti-limone

Dopo pranzo c’è chi si rintana al quartiere La Latina per la ronda di vermut, alzando il gomito di bar in bar ultracaciaroni, dove le corde vocali degli spagnoli alticci rompono i decibel, e chi si dirige verso El Prado, museone che da solo meriterebbe due giorni anche solo per Bosch (tradotto dagli spagnoli come El Bosque… no comment), ma l’ingresso gratuito previsto la domenica, spinge in molti ad affrontare code chilometriche per vedere un paio di Goya e un Velazquez e ciaone, anzi adiosone.

El Viajero, uno dei bar più tipici per tapear los domingos a La Latina

El Viajero, uno dei bar più tipici per tapear los domingos a La Latina

Il Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch, El Bosque per gli spagnoli, il più acerrimo nemico dell'inglese

Il Giardino delle Delizie di Hieronymus Bosch, El Bosque per gli spagnoli, il più acerrimo nemico dell’inglese

Se invece avete già visto la cittadona o anche solo preferite uscire dal classico circuito turistico per vivere la vera domenica come un autentico madrilegno, potrete prendere appunti e seguire passo a passo (squillino le trombe e trombino le squillo)…

>> L’ITINERARIO ALTERNATIVO

L’ora di ripiglio è decisiva: se avete fatto le merde fino a notte fonda al Candela (Calle del Olmo 2), la mattinata dopo sarete in forma come Giuliano Ferrara alla Maratona di New York, ma potreste avere la decenza di tornare ad essere tra noi almeno entro mezzogiorno, per unirvi al programma.

Tempio storico del flamenco, il Candela dopo le 4 è punto di ritrovo della peggio gioventù (e non solo)

Tempio storico del flamenco, il Candela dopo le 4 è punto di ritrovo della peggio gioventù (e non solo)

Noi che siamo animali diurni, ci alzeremo di buon’ora, andremo al Museo del Traje: situato nella zona di Moncloa; questo stupendo spazio espositivo dedicato alla moda è gratis la domenica mattina dalle 10 alle 14.30 e vi permette di immergervi in uno dei parchi meno frequentati della Ciudad.

La moda dagli albori ai giorni nostri

La moda dagli albori ai giorni nostri

Dopo il girone al Parque del Oeste, potrete far ritorno a Lavapiès per assistere ad un’esperienza unica nel pianeta, direi. Nel cuore del quartiere alternativo di Madrid, un attore di origini italiane ha infatti aperto Il Paticano, una rivisitazione del Vaticano in chiave paperinistica. Il pato è infatti la paperetta di plastica da immergere nella vasca da bagno, a cui è dedicato questo spazio radical-religioso, dove ogni domenica alle 13 ed alle 14 c’è una messa atea a base di attualità, ironia, indignazione e trash. Ho avuto l’onore di intervistare Leo Bassi, mente e cuore del progetto per Linkiesta, e consiglio vivamente a tutti coloro che trascorrono una domenica nella capitale spagnola di non perdersi la misa patolica. Due consigli: cercate di arrivare entro le 12.30, spazio è molto piccolo e potreste non trovare posto tra la folla di fedeli che attendono l’apertura del portone; preparatevi alla benedizione iniziale, anche nel regno dei cieli paperinici c’è lo scopettino del cesso, amigos!… L’ingresso è gratuito ma maledizioni terribili si abbatteranno su coloro che non lasciano qualche monetina: le vostre moglie con voi frigidi inizieranno improvvisamente a sfornare figli casualmente molto somiglianti al postino, e la prole voterà Ciudadanos, minaccia Leo… quale auspicio peggiore?

La messa patolica di Leo Bassi: Vaticano VS Paticano

La messa patolica di Leo Bassi: Vaticano VS Paticano

Dopo la misa patolica, una breve tappa al Campo de La Cebada, uno spazio all’aperto autogestito proprio di fronte al Teatro La Latina (consulta l’agenda completa qui), potreste optare per due tipi di programmi. Se la giornata regge e avete voglia di natura, potrete recarvi a Casa de Campo, pranzare con una raciòn di seppie e polipetti alla piastra presso l’Urugallo con vista sul fiumiciattolo e perdervi in quello che rimane il parco più grande di Madrid, nonostante la sua fama non superi il più gettonato Parque del Buen Retiro. Se invece gradite un programma più urbano, potreste concedervi un chevice -piattone di pesce crudo e cipollazze tipico della cucina peruviana di cui sono ghiotta dopo il mio viaggione in Cile – presso il Restaurante Mis Tradiciones (Paseo de las Yeserías, 15), e dirigervi verso El Matadero (metro Legazpi, o – meglio ancora – optare per una lunga cammina tona nel parco di Madrid Rio, che collega Lavapies al quartiere Legazpi), visitare le mostre gratuite di questo immenso spazio espositivo accolto da un ex mattatoio, degustare un vino presso La Cantina, che conserva ancora gli antichi ingranaggi del forno dove veniva bruciato il bestiame (go, vegan) e trascorrere il tardo pomeriggio nella cineteca adiacente.

Chevice con pennica a Casa de Campo

Chevice con pennica a Casa de Campo

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Installazioni al Matadero e menù hipster a La Cantina

Installazioni al Matadero e menù hipster a La Cantina

Se avete gradito questo vademecum del perfecto domingo madrileño, non perdetevi l’unica vera guida sulla Capitale spagnola COSA FARE E COSA VEDERE A MADRID SECONDO UNA CHE CI VIVE

Hasta pronto amigos!

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