Le 5 frasi che si sente dire chi viaggia da solo

Di ritorno dal mio viaggione in solitaria tra monti e fiumi in Laos e Thailandia (ecco la prima parte del racconto qui), centinaia, anzi decine, anzi unità gli amici, familiari e parenti in coda a Malpensa per attendere la mia venuta (certo).

Viaggiando soli ci si fa un sacco di amici (che ti scaraboicchiano i quaderni)

Viaggiando da soli ci si fa un sacco di amici (che ti imbrattano i libri, te possino)

Dopo quell’avventura sono tornata carica di racconti e sensazioni ancora freschi e brulicanti, stipati nel ridotto bagaglio a mano concesso da AirAsia che mi ha costretto a impacchettare emozioni e calzini sporchi in 7 chili. Non vedevo l’ora di raccontare quanto vissuto e provato con tutti e 5 i sensi durante la mia stupefacente avventura (mai aggettivo fu più azzeccato, considerate le quantità di oppio che circolano liberamente in Laos, di cui mamma non ho fatto alcun consumo eh). Ma 9 volte su 10 gli entusiasmi di me backpacker stagionata sono stati bloccati da frasi sbrigative ed esclamazioni sbalordite sul fatto che in Asia ci fossi andata sola. Come se questo fosse il dato più interessante ed importante di tutta l’esperienza, prima ancora dei paesaggi divorati con occhi e narici.

Ecco le frasi più comuni che chi viaggia da solo – e soprattutto da sola – è costretto/a ad ascoltare,

1. Beata te!

La più snervante. Secondo Dante, dicesi beato colui che gode o è destinato a godere in Paradiso della visione beatifica di Dio, ed è una cosa da cui me ne guardo bene sconsacrando giorno dopo giorno tutti i 10 comandamenti; secondo la Treccani beato è invece chi è pienamente felice grazie ad uno stato di grazia concesso dall’alto, e per estensione quindi, colui a cui non manca nulla. Ora, sul pienamente felice e soddisfatto non ci metto becco, un viaggio in solitaria comunque dá sempre più di quanto toglie. Ma nulla viene dall’alto, niente è regalato e soprattutto col piffero che non mi sia mancato nulla in quasi 20 giorni in sella ad una graziella sgarruppata con il piumino di Malpensa legato in vita e uno zainetto in cui stipare tutto. Mi mancavano il mio cane, l’emmental di cui sono ghiotta, un bagno decente, assorbenti che non superassero i 5 metri di lunghezza, una stanza senza i campioni mondiali di russaggio libero, un cuscino non in cemento armato, una presa dove poter caricare il cellulare. Non è nessuna fortuna partire soli, solo una scelta.

2. Che coraggio! feat. ‘Io non ce la farei’

Idem come sopra con patate, anzi con tofu. Se una cosa ti va la fai; ci vuole molto più coraggio a fare ciò che non ti va tipo alzarsi ogni mattina alle 7 e andare a lavorare, per esempio.

Un diario di viaggio, unico amico fidato

Un diario di viaggio, amico fidato grande quasi come la mia stanzetta a Bangkok

3. Ma non ti senti da sola?

In base alla mia esperienza personale ed ai racconti di chi parte in solitaria, viaggiare da soli significa conocere almeno il quintuplo delle persone nuove rispetto a quando si viaggia in gruppo o peggio ancora in coppia. Ho mangiato pad thai almeno 4 volte a Rambuttri Road nel medesimo baraccio di fronte al famoso Gecko Bar: un pad thai ogni volta che ho fatto ritorno nella capitalona thailanese usata come punto di partenza per i miei girovagamenti asiatichi. Ebbene, due volte ero in coppia, una con tre amiche, l’ultima da sola e mai, mai, mai si è avvicinato qualcuno per chiedermi se poteva prendere posto accanto a me quando già ero in compagnia. E così, risucchiando noodles in solitaria, dopo pochi minuti ho scambiato quattro chiacchiere con il campione svizzero di badminton, ho conosciuto un’aspirante digital nomad coreana che mi ha parlato dei suoi progetti, ho conosciuto una signora sulla cinquantina in fissa con la meditazione e ho avuto modo di interagire con un campionario umano variegatissimo (tra cui un sottone che si è calato la prima anfetamina con suo padre quando aveva 5 anni. Amen). Alla fine da un viaggio ricerco scoperta e condivisione: e se per la scoperta mi bastano i miei occhi, per la condivisione sono necessari quelli di chi è interessato a vedere, condividendone o meno la stessa visione. Viaggiare con gli amici di sempre può significare portarsi appresso dall’altra parte del mondo gossip locali & co, e – almeno per quanto mi riguarda – spesso implica ritornare esattamente identica a quando sono partita, mentre vorrei che ogni esperienza mi lasciasse almeno un segno, anche solo delle ginocchia sbucciate.

4. Ma non ti annoi?

A conti fatti viaggiare da soli significa in primis poter gestire in modo autonomo gli orari dei pasti e del sonno, decidere la meta in base a come più ci gira, ‘perdere’ una giornata intera al parco solo perché ci va di brutto di leggere o sonnecchiare. Significa riappropriarsi del concetto di ozio, che spesso i programmi di gruppo non considerano, per privilegiare aspetti logistici non sempre poi così fondamentali. Significa dar voce alle proprie priorità senza cedere a compromessi del tipo ‘Ok oggi andiamo qui ma domani facciamo come voglio io’ come se fosse tutto un patteggiare.

Power of cazzeggio

Power of cazzeggio sul tetto del Mint House di Chiang Dao

5. Ma non hai paura?

Bhe dipende dalla meta. E dal grado di incoscienza. Di sicuro non tornerei in America Latina da sola, mentre in Asia non ho mai percepito sensazioni di paura e mi sono sempre sentita al sicuro, sia in Cambogia e Vietnam con il loro traffico delirante, sia in Myanmar nelle sue viuzze buie e sterrate. Per la cronaca, il primo viaggio da sola è stato 5 anni fa in Turchia (ecco il resoconto qui), vagando tra un’allora innocua Instanbul e la Cappadocia innevata, e l’unico momento di autentico sconforto mi ha assalito quando al rientro dall’aeroporto di Orio al Serio mi sono ritrovata attorno alle 21 in una Milano Rogoredo completamente isolata e popolata solo da presenze inquietanti di ogni nazionalità (in primis italiani, per non cavalcare l’ondata xenofoba che pare insidiarsi dietro ogni frase).

Le uniche due cose che ho temuto in Asia: i peperoncini e gli ammonimenti buddisti affissi agli alberi

Le uniche due cose che ho temuto in Asia: i peperoncini e gli ammonimenti buddisti affissi agli alberi

Durante il volo di andata Milano/Bangkok avevo fatto una tabella sul mio bloc-notes in cui annotare man mano vantaggi e svantaggi di viaggiare da soli. Ho impiegato una settimana prima di mettere mano alla colonnina dei PRO, mentre sotto i Contro scarabocchiavo i vari ‘non so con chi parlare la sera’ o ‘costi dei trasporti’ che, nel caso di taxi o tuk tuk non si possono smezzare, sempre che non si incroci qualcuno diretto verso la stessa meta, cosa che in realtà avviene spesso. Ma una volta entrata nel mood, conoscere, strada facendo, facce che avrei perso e poi talvolta ritrovato è stato senza dubbio uno degli aspetti più stimolanti ed arricchenti. Concludo il pamphlet specificando che viaggiare da soli è una scelta iperdiffusa ovunque, soprattutto nel Nord Europa. Decine le persone di ogni età (dai 18 ai 60) conosciute durante l’ultima traversata asiatica, mentre da noi continua ad essere considerato quantomeno strano. Soprattutto dalle amiche di mia mamma.

E voi avete mai viaggiato da soli? In caso di risposta negativa, quali motivi vi frenano? Se invece vi è già capitato di ritrovarvi a tu per tu con Mister Zaino, quali sono le frasi che vi siete sentiti ripetere più spesso durante il viaggio ma soprattutto prima e dopo?

Ogni sharing o commento sarà per me un gradito regalo! In alternativa, se siete dei tradizionalisti, andrà benissimo anche il classico bonifico.

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