6 motivi per cui mi trasferirei a Chiang Mai domani

Montare in sella ad una bici e sfrecciare tra il traffico dei vicoli stretti della seconda città più grande della Thailandia è il modo migliore per esplorare Chiang Mai, un groviglio vivo e colorato che vi conquisterà subito. Il centro storico è costeggiato da un fossato e racchiuso da una cinta muraria in alcuni punti rimasta intatta, mentre al di fuori brulicano quartieri diversissimi tra di loro, tutti da scoprire. Le quattro porte di acceso al centro storico risalgono all’epoca della costruzione dell’ex capitale del Regno Lanna (1296), e sono i punti di riferimento perfetti per chi come me si perde anche in bagno per andare dal water al bidet.

Chiang Mai non ha nulla a che vedere con la sua sorella maggiore Bangkok: la capitalona trafficata, chiassosa e burina lascia infatti il posto ad una cittadina viva ma rilassata, circondata da dolci colli ed immersa nel verde e bagnata dal fiume Ping. Qui hanno sede parecchi co-working che le danno un respiro internazionale, e molte sono le ONG ed i centri di volontariato dedicati a natura, animali e bimbi: completa l’idillico quadretto un mix perfetto di autentica cultura thai aperta tuttavia al progresso e curiosa ad inglobare tendenze e culture lontane.

A Chiang Mai ho dedicato due giorni pieni, inforcando la bici la mattina presto fino al calar del sole, che nel nord della Thailandia avviene non oltre le 18.30. Tutto inizia e finisce presto ed è il posto perfetto per gli animali diurni come me, anche se non mancano di certo svaghi e divertimenti.

Ecco quello che più mi è piaciuto durante quelle ore felici che hanno fatto di Chiang Mai un posto dove mi trasferirei domani:

  1. I templi della citta vecchia

Una visita alla città non potrà non includere un tour dei suoi mitici templi, oltre 300, dove sará possibilie imbattersi in monaci intenti a pregare o spazzare le foglie. Dal più celebre Wat Phra Sing, eccellente esempio di architettura Lanna al Wat Chedi Luang fino al mio preferito in assoluto, il Wat Phan Tao interamente in legno di teak con un piccolo stagno su cui camminare grazie a un ponticello disseminato da ombrellini di carta. Imperdibili il Wat Chiang Man, il più antico tempio della citta, ed il Wat Chedi Luang, danneggiato in parte da un terremoto del XVI secolo, in parte dalle cannonate sparate dal re ai birmani. Al suo interno le donne non possono entrare poiché, avverte un cartello, il mestruo è considerato offensivo: come se a noi ci piacesse avere il menarca ogni mese, eh.

Pedalando dentro e fuori le mura mi sono imbattuta anche nel Wat Jetlin, nel Wat Phan Waen con i suoi massaggi per 150 bath a base di oli ed erbe amare, nel Wat Phan On, nel Wat Lamchang, nel Wat Panping con le sue baite di bambù, nel Wat Tung Yu con i sui dragoni dorati, nel Wat Srikoed con le sue capanne di legno dove trovare ristoro sorseggiando succo di melograno; ed ancora, nel Mahawan Temple en el Wat Rajamontean Sripoom, tutto bourdeaux con un enorme buddah dorato seduto guardando verso il fossato che circonda la città.

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Nei templi è possibie pregare, rigorosamente scalzi e con le gambe unite su un lato senza mai puntare i piedi verso Buddah, ma anche leggere, prendere fresco, rilassarsi, conversare grazie agli spazi esterni circostanti: oltre ad essere luoghi di preghiera, i templi sono infatti veri centri di aggregazione che ospitano centri sale per massaggi, tavolini all’aperto, bancarelle di noodles, chiacchiere e quant’altro. Il tutto in un’atmosfera colorata che fa del buddismo una filosofia di vita spirituale e gioiosa, contro altre religioni austere fatte di penitenze, chiodi nelle mani e vie crucis.

  1. L’Università

La Chiang Mai University è la principale università statale della città. Fondata nel 1964 è un campus enorme a 2km dal centro ed occupa una superficie di oltre 3 kmq immersa nel verde. Campi da calcio e da golf, laghetti con le carpe, attività ludiche e sportive di ogni tipo, contiene anche un museo di arte dedicata ad artisti internazionali e thailandesi. Per 50bath una navetta vi porterà alla scoperta di questo enorme complesso che poco ha da invidiare all’Università di Parma in cui ho studiato, dove non c’era manco un pc per tutta la Facoltà.

  1. Il paradiso dei digital nomads

Per molti Chiang Mai è giustamente sinonimo di digital nomads. Eletta come patria di coloro che hanno fatto della connessione internet il proprio ufficio, questa cittadina ospita giovani e non provenienti da tutto il mondo che di fronte ad un portatile ed un iced coffee lavorano ai propri progetti online. Th Nimmanhaemin è il quartiere generale non solo del divertimento con i suoi bar e le sue discoteche che raccolgono universitari e non, ma pullula di expat che attratti dall’atmosfra deliziosa della città, dai suoi costi contenuti e dal suo scambio a respiro internazionale, si dedicano al proprio business senza scrivania. Ecco un articolo interessante sull’argomento qui.

  1. Lo street food

Chiang Mai è nota per il Saturday ed il Sunday Market con le loro bancarelle che si sussegono per tutto il Th Ratchadamnoen che faranno la gioia dei vari simil- hippy e di chi mette le birkenstock. Io che non sono grande amante delle etnicate, mi sono buttata sul Night Market con i suoi stand gastronomici dove fare autentiche scorpacciate di street food thai, tra pescioni arrostiti, noodles di ogni tipo, sapore e colore verdure piccantissima da accompagnare con l’immancabile steamed rice (riso bianco bollito, da non confondere con lo sticky rice, riso glutinoso dlciastro e non sempre bianco – l’ho beccato anche rosa e blu) da accompagnare ai dolci. Il must è colazione è il mango sticky rice, composto da un budino di riso dolce, con pezzi di mango maturo, da ricoprire con una salsa di cocco. L’autentico sballo per me rimane allontanarsi dai circuito turistici per seguire una signora che di prima mattina si dirige con una sporta di vimini colorata verso un mercato locale.

A prezzi ridicoli si possono provare autentiche prelibatezze. Quel che più mi ha colpito sono state le condizioni igieniche, lontani anni luce dalle teste mozzate ricoperte di sangue mosche e cacca che nuotavano sull’asflato dei mercati cambogiani. Tra i must di Chiang Mai, quindi, scorpacciate di street food che faranno la gioia di tutti coloro che come me adorano pastrugnare per pochi spicci provando specialità locali ignorandone gli ingredienti: noodles e riso, salsa di pesce, erbe aromatiche, salse agrodolci, verdure amare, dolci al cocco, spiedini, tofu giallo, red e green curry, zuppe di ogni tipo e consistenza e fruttoni esotici quali papaya, pyttahia, etc mi fanno tornare l’acquolina.

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  1. I massaggi rilassanti

Se vorrete regalarvi un massaggio rilassante, potrete evitare i soliti centri per preferirvi un tempio o meglio ancora il Women’s Prison Massage Centre, dove per soli 150/200 baht potrete godervi un massaggio thai di un’ora in ambiente accogliente e pulito, con musica di sottofondo e luci soffuse, all’altezza di spa molto più costose eccetto che per la privacy, dal momento che i massaggi sono fatti in due saloni, separati da tende con circa otto letti ciascuno. Le massaggiatrici sono detenute, professionali e motivate, che di sera a fine servizio vengono riaccompagnate all’interno della prigione. Si tratta di un programma correttivo che permette loro di lavorare fino alle 16.30 ed il ricavato è tutto per loro. Conviene prenotare in anticipo per vivere un’esperienza unica, e contribuire allo stesso tempo alla loro reintegrazione sociale.

  1. Festival di ogni tipo

A Chiang Mai non manca l’offerta per i nottambuli e non. ­Durante il mio soggiorno a Chiang Mai ho avuto la fortuna di imbattermi nel Flower Festival, una festa di carattere agricolo, l’opportunità perfetta di riempirsi occhi e narici di colori e profumi. Questo Festival dei fiori dura tre giorni all’inizio di febbraio e comprende mostre di composizioni floreali, balli in maschera, spettacoli culturali e concorsi di bellezza dove a ‘sto giro non ho vinto. Il momento culminante della festa è la sfilata di carri allegorici che inizia a Saphan Nawarat. Ogni minimo dettaglio è composto da più diversi fiori di ogni tipo, forma e natura.

Sono riuscita a vedere il Chiang Mai Photo Festival organizzato in collaborazione con l’università di Belle Arti ed il NAP dedicato all’arte e design, ma soprattutto ho avuto il culetto di beccare il Jai Thep, un festivalone di musica ed arte ospitato da una farm con laghetto, dove 3 palchi di música dal vivo e dj set, laboratori di yoga e meditazione, incontri di comunicazione non aggressiva e ring di muay thai hanno ospitato australiani sbronzi a merda con tutone di peluches, universitari local con i loro cestini di alcohol dal sapore di big bubble, famiglie con bambini.

Un’atmosfera a tratti peace&love ed a tratti Rimini in agosto ma in salsa asiatica con le risaie al di fuori del recinto, un servizio navetta che collegava gratuitamente il festival alla città ogni mezz’ora e orari tipicamente thai: dalle 10 alle 23, mi sono ritrovata a ballare maranza pesa sotto le casse nella notte più cupa quando in realtà erano a poco passate le 19. Una sensazione strana soprattutto per chi come me vive a Madrid ed ancora trova folle dopo anni cenare dopo la mezzanotte.

Insomma, Chiang Mai è la tappa che non può mancare per chi decide di esplorare il Nord della Thailandia con lo zaino in spalla: ecco il mio itinerario fai da te qui!

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